direttive europee sulle case green

Edilizia sostenibile in Italia: direttive europee sulle case green

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Quali sono le direttive europee sulle case green?

Nei prossimi anni, gli italiani proprietari di abitazione a bassa efficienza energetica saranno tenuti a migliorare le prestazioni energetiche dei loro immobili. La direttiva europea “case green” (EPBD), inclusa nelle misure “Fit for 55”, è stata definitivamente approvata dal Parlamento europeo il 12 marzo 2024 ed attende ora l’approvazione formale del Consiglio e la pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.

La versione iniziale della Direttiva prevedeva che gli edifici residenziali raggiungessero la classe energetica E entro il 2030, seguita dalla classe D entro il 2033. Tuttavia, nel testo approvato, obiettivi di sostenibilità più ampi hanno sostituito le classi energetiche precedentemente individuate. Nonostante ciò, raggiungere l’efficienza energetica di un edificio richiederà investimenti a più zeri, senza poter beneficiare di incentivi statali come il Superbonus 110%, la cessione del credito o lo sconto in fattura.

Direttiva UE case green: quali sono gli obiettivi?

Istituita con lo scopo di censire e vigilare sulle costruzioni in UE, la Direttiva europea EPBD mira a raggiungere la neutralità climatica nel continente entro il 2050. Resta, tuttavia, ai singoli Paesi membri la responsabilità di delineare come conseguire tale obiettivo, attraverso piani nazionali specifici.

Il testo approvato dal Parlamento europeo delinea una serie di obiettivi generici, legati alla riduzione del 55% dei consumi energetici: prevede di intervenire sul 15% degli edifici non residenziali entro il 2030 e sul 26% degli edifici con le prestazioni energetiche più basse entro il 2033.

Al fine di raggiungere la neutralità climatica prestabilita, tutti i nuovi edifici residenziali privati dovranno essere ad emissioni zero a partire dal 2030, mentre per quelli pubblici l’obiettivo è il 2028. Sarà, invece, necessario riqualificare i vecchi edifici residenziali, riducendo il consumo di energia primaria medio del 16% entro il 2030 e del 20-22% entro il 2035. Per gli edifici non residenziali, le percentuali di riduzione previste sono del 16% entro il 2030 e del 26% entro il 2033.

Direttiva EPBD: gli edifici coinvolti

In Europa, gli edifici rappresentano il 40% del consumo energetico totale ed il 36% delle emissioni di gas serra. Pertanto, la Direttiva EPBD richiede agli Stati membri di migliorare l’efficienza energetica di almeno il 43% delle costruzioni, partendo da quelle che registrano il più alto consumo energetico.

Applicando questi numeri all’Italia, la riqualificazione energetica coinvolgerebbe 5 milioni e 375 mila edifici, su un totale di 12,5 milioni. Tuttavia, secondo i dati dell’Istat, 4.465.000 edifici appartengono alla classe energetica G, la più bassa, mentre altri 3.158.000 sono nella classe F. Di conseguenza, il numero di edifici che richiedono interventi non sono più pari al 43%, ma bensì al 61% del totale: sono, infatti, 7 milioni e 623 mila.

EPBD case green: gli edifici esclusi dalla normativa europea

La Direttiva EPBD non coinvolgerà tutti gli edifici. Sono state previste delle esclusioni per diversi categorie, tra cui:

  • i luoghi di culto;
  • gli edifici vincolati da restrizioni storiche o paesaggistiche;

  • gli edifici agricoli;

  • gli edifici temporanei;

  • le unità abitative con una superficie inferiore ai 50 metri quadrati;

  • gli alloggi a prezzi regolamentati (ERP), se gli interventi di riqualificazioneomportassero un aumento sproporzionato degli affitti;

  • le case vacanza e le seconde abitate per meno di quattro mesi all’anno.

 

Ciononostante, ogni Paese avrà il potere discrezionale di decidere autonomamente su quali edifici concentrare prioritariamente gli interventi.

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